Any Lawful Use —
Follow the Algorithm
Chi comanda la guerra algoritmica?
AI e pentagono: OpenAI e Google cedono ogni controllo etico sui propri modelli all’esercito USA. Google poi investe quaranta miliardi nell’unica azienda che ha rifiutato di farlo. OpenAI firma il suo accordo militare ore prima dell’inizio di una guerra. La magistratura chiama tutto questo «ritorsione orwelliana».
Il 27 febbraio 2026, nel pieno della corsa globale al controllo del military AI and Pentagon, Anthropic rifiuta l’ultimatum del Dipartimento della Guerra e viene espulsa dalla catena di approvvigionamento militare. Nello stesso momento, OpenAI firma un accordo classificato — ore prima dell’inizio delle operazioni contro l’Iran. Cinquantuno giorni dopo, Google investe quaranta miliardi di dollari nell’unica azienda che aveva detto no. Questa è la storia di come l’intelligenza artificiale sia diventata la nuova capacità nucleare — e di chi decide quando e come può essere usata in zona di guerra.
Il 27 febbraio 2026, alle 17:01 ora della costa est, scade un ultimatum. Da un lato Pete Hegseth — Segretario alla Guerra della seconda amministrazione Trump, un dipartimento che per ordine esecutivo non si chiama più «della Difesa» ma «della Guerra». Dall’altro Dario Amodei, cofondatore e CEO di Anthropic, l’azienda dietro Claude — il primo sistema AI di frontiera mai approvato per operare sulle reti classificate delle forze armate americane.
Amodei non cede. «Non possiamo in buona coscienza acconsentire alla loro richiesta», scrive. Alle 17:01 il tempo è scaduto. Donald Trump ordina a tutte le agenzie federali di cessare ogni attività commerciale con Anthropic. Hegseth designa l’azienda «rischio per la catena di approvvigionamento» — la stessa etichetta riservata a Huawei e ZTE.
In quello stesso momento, dall’altra parte della Silicon Valley, Sam Altman di OpenAI annuncia un accordo classificato con il Pentagono — firmato, secondo le ricostruzioni successive, poche ore prima che gli Stati Uniti avviassero le operazioni militari contro l’Iran.
AI e Pentagono: Prima che tutto cambiasse
Per capire cosa è accaduto il 27 febbraio 2026, bisogna tornare a luglio dell’anno precedente. In quel mese Anthropic firma un contratto da duecento milioni di dollari con il Pentagono. Claude diventa il primo modello di intelligenza artificiale di frontiera mai approvato per operare sulle reti classificate delle forze armate americane.
Il contratto contiene due clausole negoziate con forza da Anthropic: Claude non può essere usato per la sorveglianza di massa dei cittadini americani, e non può essere integrato in sistemi d’arma completamente autonomi. Queste restrizioni sono discusse, concordate, firmate. Le operazioni militari proseguono normalmente sotto questi termini per mesi.
A dicembre 2025, il Segretario Hegseth lancia GenAI.mil: una piattaforma AI centralizzata per il Dipartimento della Guerra, inizialmente su Google Gemini. Il mese successivo aggiunge xAI — l’azienda di Elon Musk — dichiarando di volersi sbarazzare dell’«AI woke». Le fonti confermano che il bersaglio di quella frase era Anthropic.
In febbraio 2026, Axios rivela che Claude era stato impiegato nelle operazioni militari americane in Venezuela — un’applicazione di cui Anthropic non era stata informata. L’azienda dichiara che avrebbe «rivalutato la partnership». Tre settimane dopo arriva l’ultimatum.
Military AI: La Guerra delle Clausole
«Qualsiasi scopo governativo lecito» suona come una formula ragionevole. In pratica nasconde un trasferimento di potere radicale: priva l’azienda produttrice del modello di qualsiasi diritto di controllo sulle applicazioni specifiche. Spetta solo alla catena di comando militare decidere cosa rientra in quella categoria.
La formula sembra innocua — amministrativa, inevitabile. Non dice «sorveglianza di massa». Non dice «targeting». Non dice «armi autonome». Dice soltanto: se il governo lo considera legale, il sistema può essere usato.
Il problema non è solo giuridico. È politico. In guerra, il significato di «lecito» viene spesso deciso dentro strutture classificate, con informazioni segrete, tempi compressi e controllo pubblico limitato. La clausola non elimina l’etica. La subordina.
«La macchina lo faceva freddamente.»Ufficiale dell’intelligence israeliana sul sistema Lavender — inchiesta +972 Magazine
Il sistema Lavender, usato dall’esercito israeliano a Gaza per identificare potenziali combattenti di Hamas, ha compilato un database di 37.000 sospetti. Il tasso di errore documentato era del 10 per cento — su scala operativa, migliaia di persone colpite per errore. In una pipeline che processa mille bersagli al giorno, un errore del 10 per cento significa cento errori ogni giorno.
Il timbro burocratico
Il Maven Smart System permetteva a un singolo analista di processare fino a ottanta bersagli all’ora. Quella velocità rendeva tecnicamente impossibile una verifica umana significativa. La «supervisione umana» citata nei contratti si stava riducendo a quello che i ricercatori chiamano «rubber stamping» — ratifica automatica dell’output algoritmico, dove l’operatore impiega meno di venti secondi per approvare ogni bersaglio.
La forma più moderna dell’automazione non sostituisce l’umano. Lo trasforma in validatore. Quando si crea questa struttura, la responsabilità si dissolve: nessun singolo nodo della catena possiede l’errore — né il fornitore del software, né l’analista, né il comandante.
Il Prezzo del Dissenso
La risposta del governo al rifiuto di Anthropic è immediata e sproporzionata. La designazione come «rischio per la catena di approvvigionamento» — invocando il Titolo 10, Sezione 3252 dello US Code, norma pensata per escludere fornitori stranieri compromessi come Huawei — isola Anthropic dall’intero ecosistema della difesa americana.
«I documenti del Dipartimento della Guerra mostrano che Anthropic è stata designata rischio per la catena di approvvigionamento a causa del suo “atteggiamento ostile attraverso la stampa”. Punire Anthropic per aver portato all’attenzione pubblica la posizione contrattuale del governo è una classica ritorsione illegale ai sensi del Primo Emendamento. […] Anthropic ha dimostrato che queste ampie misure punitive erano probabilmente illegali e che sta subendo un danno irreparabile.»
Il 26 marzo la giudice Rita F. Lin concede l’ingiunzione preliminare. Nelle 43 pagine della sua ordinanza scrive che le azioni del governo sembrano finalizzate non a proteggere la sicurezza nazionale, ma a punire un’azienda per aver dissentito pubblicamente. Usa la parola «orwelliana». L’8 aprile il DC Circuit nega la sospensiva. Motivazione: «conflitto militare in corso». Anthropic può lavorare con le agenzie civili — ma non con il Pentagono.
Military AI e Pentagono: Il Paradosso da Quaranta Miliardi
Il 24 aprile 2026, meno di due mesi dopo aver firmato un accordo col Pentagono che cedeva ogni controllo etico sui propri modelli AI, Google annuncia un investimento fino a quaranta miliardi di dollari in Anthropic. Dieci miliardi immediatamente, con altri trenta condizionati al raggiungimento di obiettivi commerciali.
Google cede al Pentagono ogni veto etico sui propri modelli AI. Poi investe quaranta miliardi nell’unica azienda che quel veto lo ha difeso — in tribunale, contro lo stesso governo.
Le stesse mani firmano entrambi i documenti.
Per Google non esiste contraddizione: si tratta di due strategie su orizzonti temporali diversi. A breve termine, la partnership col Pentagono garantisce i contratti cloud. A lungo termine, detenere una quota significativa di Anthropic significa avere un piede nella porta del modello che potrebbe vincere la corsa all’AI. Google non sceglie tra obbedienza e dissenso. Compra esposizione su entrambe.
La supremazia AI non nasce dal modello migliore. Nasce da chi può permettersi di bruciare abbastanza capitale da rendere impossibile ogni alternativa. Il military AI non è solo software: è energia, fibra, silicio, accesso a reti classificate, personale autorizzato, integrazione con sistemi legacy. Ogni miliardo bruciato crea dipendenza. Ogni clausola «lawful use» crea uno spazio in cui la responsabilità scivola da nodo a nodo senza appartenere a nessuno.
Google firma col Pentagono togliendo ogni veto etico sui propri modelli AI.
Poi investe $40 miliardi nell’unica azienda che quel veto lo ha difeso — in tribunale, contro lo stesso governo.
Le stesse mani firmano entrambi i documenti.
La Domanda Senza Risposta
C’è una scena che ricorre nelle testimonianze dei ricercatori di AI safety: il momento Stanislav Petrov. Era il 26 settembre 1983. Il sistema automatizzato di allerta missilistica sovietico aveva rilevato cinque missili nucleari americani in avvicinamento. Petrov scelse di non lanciare l’allarme — valutando, contro i dati del sistema, che si trattasse di un falso allarme. Aveva ragione. Il mondo non finì.
Un sistema di military AI non avrebbe esitato. I modelli linguistici di grandi dimensioni generano l’output più probabile dato un contesto, senza la capacità di dubitare dei propri dati. La «nebbia della guerra» non è un problema che l’AI risolve: è un problema che l’AI amplifica, sostituendo l’incertezza umana con la certezza algoritmica.
Military AI e Pentagono — Chi è responsabile?
Nessuno dei contratti firmati dal Pentagono con Google, OpenAI o xAI risponde alla domanda: se un sistema AI suggerisce un attacco che si rivela basato su informazioni false, chi è legalmente responsabile? La risposta, per ora, è nessuno.
Military AI e Pentagono: Big Tech a Confronto
| Azienda | Stato | Clausola chiave | Restrizioni etiche |
|---|---|---|---|
| Firmato | «Qualsiasi scopo lecito»; nessun veto aziendale | Impegno generico, subordinato al Pentagono | |
| OpenAI | Firmato | Cloud-only; safety stack proprietario; staff OpenAI nel loop | No sorveglianza domestica, no armi autonome — decisione finale al governo |
| xAI / Grok | Firmato | Integrazione per pianificazione missioni | Allineamento totale |
| Anthropic | In contenzioso | Contratto $200M rescisso dopo il rifiuto | No sorveglianza, no armi autonome: le uniche linee rosse reali |
Epilogo
Il 27 febbraio 2026, mentre il countdown di Hegseth scadeva e OpenAI firmava il suo accordo con il Pentagono, una parte del governo americano stava già pianificando le operazioni militari contro l’Iran. Quella notte la guerra è iniziata. Claude non era nella catena di comando. OpenAI sì.
Il 1 maggio 2026, il Department of War ha annunciato accordi con otto aziende — SpaceX, OpenAI, Google, NVIDIA, Reflection, Microsoft, AWS e Oracle — per portare capacità AI avanzate sulle reti classificate di massimo livello. L’obiettivo dichiarato: una forza militare «AI-first». La filiera è completa. Modelli. Cloud. Chip. Satelliti. Reti classificate. Infrastruttura.
La domanda centrale di questa inchiesta — chi decide quando un algoritmo può operare in zona di guerra, e chi risponde quando sbaglia — non ha ancora risposta. I contratti non ce l’hanno. Le leggi non ce l’hanno. I tribunali ci stanno lavorando. La guerra non aspetta.
Seguite l’algoritmo. Troverete una catena di responsabilità distribuita con precisione chirurgica in modo da non portare da nessuna parte.
Approfondimento video
La disputa Anthropic–Pentagono non è un caso isolato. È il punto in cui una dinamica già in corso — l’integrazione progressiva dell’AI nelle catene decisionali militari — diventa impossibile da ignorare. La domanda non è se questo sistema esista. È chi lo governa, chi ne risponde, chi viene escluso da quella governance, e a quale costo.
- CNBC — «Anthropic loses appeals court bid to temporarily block Pentagon blacklisting», aprile 2026
- Mayer Brown — «Pentagon Designates Anthropic a Supply Chain Risk», marzo 2026
- CNN Business — «Anthropic rejects latest Pentagon offer», febbraio 2026
- Electronic Frontier Foundation — «The Anthropic-DOD Conflict», marzo 2026
- TechPolicy.Press — «A Timeline of the Anthropic-Pentagon Dispute», aggiornato aprile 2026
- Bloomberg / CNBC — «Google to invest up to $40 billion in Anthropic», aprile 2026
- Atlantic Council — «The Anthropic standoff reveals a larger crisis of trust over AI», marzo 2026
- +972 Magazine / The Guardian — Inchiesta sul sistema Lavender, 2024
- Ordinanza Giudice Rita F. Lin, Northern District of California, 26 marzo 2026
- Reuters — Stima spesa AI Big Tech, 2026








